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lunedì 7 aprile 2008
Confusioni gastro-lessicali
"Ho una colazione di lavoro".
C'è ancora chi dice così, da qualche parte.
Alché a me viene in mente un tipo che si trascina ancora mezzo dormiente in un bar con la 24 ore e, inzuppando la brioscina (che non è molto chic) nel cappuccio, tenta annaspando di enucleare qualche concetto decente a proposito di marketing, strategie o simili.
Ma la verità è che a noi piace complicarci la vita, a tavola come sul vocabolario.
Avevo dimenticato, infatti, che la "colazione" in realtà sarebbe il "pranzo".
Il pranzo allora cos'è? la cena?
venerdì 19 gennaio 2007
Almost30 in the sky with diamonds (per l'eternità)
Bene.
Vi ho già comunicato che sono una lurida faina.
E oggi mi sono presentata alle altre faine con tale post, che ora vi vado ad introdurre.
Mi son detta: perché non dare la lieta notiziola a tutta la blogosfera...? Spero le altre faine non si offenderanno...
Una news che arriva dritta dritta dal Regno Unito.
L'argomento? Si parla di "alloggio eterno", "ultima dimora", "mausoleo": insomma di bare e co.
Questa notizia rappresenta per me una grande conquista.
Da sempre sono un'ipocondrica furiosa e per di più soffro di claustrofobia.
Quindi oltre a prendermi la briga di autodiagnosticarmi ogni volta mali gravi (e ovviamente incurabili) per un'unghia incarnita, mi preoccupo sempre pensando che, oltre a morire di qualche terribile morbo, dovrò passare l'eternità in un luogo angusto e chiuso detto anche bara di zinco.
Perciò: quale notizia può essere più liberatoria della seguente?
GB: ULTIMO TREND FUNEBRE, CENERI SPARSE CON FUOCHI ARTIFICIO
LONDRA - In Gran Bretagna è l'ultimo trend sul versante del business funerario: le ceneri del caro estinto vengono sparate in cielo tramite i fuochi d'artificio.
Fonte ANSA
giovedì 18 gennaio 2007
Be my Baby - Il momento serio dell'Almost
Stamattina, com'è consuetudine ogni settimana, ho fatto la mia brava lezione in una piccola scuola elementare.
Lo faccio per arrotondare.
Lo faccio perché adoro insegnare.
Lo faccio perché adoro imparare. Soprattutto dai bambini.
Nonostante la frequenza dei miei mal di gola abbia subito un'impennata pazzesca da quando sono a contatto con questi nanerottoli, sono molto contenta di quello che faccio.
A volte penso che potrei anche mollare tutto e dedicarmi solo all'insegnamento.
E mentre ero là mi è venuto in mente un post di Nabladue, che ho abbondantemente commentato in questi giorni.
Parlava del bullismo.
Guardavo i "miei" bambini chiedendomi se qualcuno di loro un domani sarebbe finito bullo o vittima.
sabato 30 dicembre 2006
La quarta dimensione del frollino
Casa Almost, come casa Vianello?
Che barba, che noia?
No.
A casa mia mai.
Sto privilegio non lo abbiamo mai avuto.
Anche se ora per il cenone di Natale siamo 4 gatti.
Ricordo, anni fa, quello che ora è il ragazzo di una carissima amica... Come cambiò il significato delle nostre insulse vite..
Eravamo in giardino da lei, faceva abbastanza caldo e avevamo bevuto un po tutti.
Lui più di tutti noi messi insieme.
Era allegramente 'mbriaco e la mia amica lo guardava con aria estatica nonostante lui sparasse cazzate aggratise.
Ad un certo punto con aria seria, come se stesse per enunciare a tutti i presenti un grande teoria al pari di quella della relatività, ci informò della seguente scoperta scientifica:
lunedì 20 novembre 2006
Surrogati
Ieri sera un mio amico, per tutta risposta ad un mio racconto, ha esclamato, per manifestarmi solidarietà:
"Santa Polenta"
Uh... Santa Polenta... quanti bei ricordi!
I surrogati di parolacce ed imprecazioni varie.
Impareggiabile esercizio di fantasia.
Da vaffancina a porca paletta.
Da perdindirindina a mannaggia li pescetti....
Per poi passare per i più utilizzati mannaggia alla miseria (o miseria ladra) e porca vacca.
E che dire di mannaggia la zozza?
E il più recente porca putrella?
Certo è però che il mio repertorio si arresta qua.
Non ho mai amato molto gli eufemismi....
mercoledì 8 novembre 2006
Infanzia olfattiva
A pranzo con i colleghi (trattasi, quindi, di pericolosi effetti collaterali dell'infida mensa) è venuto fuori un discorso strano, o quantomeno insolito...
Non so come ci siamo ritrovati tra gli effluvi della nostra infanzia.
Una memoria tattile olfattiva, ci ha riportato alla mente particolari che, all'epoca, erano per noi parti fondamentali, divertenti e rassicuranti delle nostre giornate di pargoli degli anni '80.
Galeotto fu il Didò.
Non ho capito bene chi lo abbia nominato per primo, ma da li è partita la rievocazione storica...
Il didò profumava di mela verde (secondo gli altri per me puzzava di mela marcia e basta).
E passavamo le ore ad impastarlo: peccato che, lasciato per poco all'aria, assumeva una consistenza secca e granulosa ed era, a quel punto, da buttare via.
Si passava allora al Pongo. Bello il Pongo. Io lo amavo. Morbidoso, si surriscaldava. E più lo impastavi, più si surriscaldava, più si surriscaldava più diventava morbido. Un circolo vizioso. E aveva quell'odore inconfondibile... di Pongo.
Avevo sempre l'accortezza di lasciarne un pezzettino nella tasca del grembiule.
Mia madre puntualmente non se ne accorgeva e ci passava sopra il ferro da stiro... Una bella strisciata gommosa in tecnicolor!
Tra l'altro tra le mie perversioni infantili c'era quella di fare un bastoncino di Pongo e di passarlo poi sul termosifone che lo scioglieva in una melma plastica e colorata...
C'era poi il Das per i veri artisti: con quell'odore vagamente tossico, il das ha incrostato le mani di generazioni di bambini e infestato le case con orribili e crepati manufatti.
C'era il Das, il Das bianco, il Das terracotta...
E, libidine delle libidini, c'era il Vernidas, l'apoteosi della vernicetta tossica.
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